Paolo Conti

Giornalismo d’inchiesta? È pronto a rinascere più forte che mai

Giornalismo d’inchiesta è un sogno da ragazzo. È la promessa tradita dalla grande stampa e un valore grande da recuperare. È Fabrizio Gatti che si tuffa da uno scoglio per confondersi fra gli immigrati e la Gabanelli che combatte ogni giorno per continuare a raccontare un’Italia che si nasconde. È Ettore Mo che risale l’Africa e, violando ogni regola del giornalismo, apre il suo pezzo così: “Semplicemente, questa potrebbe essere la storia di un sacco di grano”. Giornalismo d’inchiesta è frustrazione nel vedere notizie copiate, banali e cucite per sembrare originali. È uno slancio d’entusiasmo spento da budget inesistenti. È l’impegno civile, che lotta per farsi spazio fra routine e foto gallery di veline che finiscono sempre per vincere la battaglia delle impression.
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La tua edicola on line sono i social media. Ma non ci contare troppo

I giornali creano l’edicola, I giornali abbandonano l’edicola, l’edicola smette di vendere i giornali, Internet crea l’edicola on line, Internet distrugge i giornali. Un decennio di editoria un sillogismo di una riga e mezzo.

Per chi scrive o desidera farlo, internet cambia ogni giorno le regole del gioco e ci obbliga a ricominciare a imparare di continuo. Fai due passi per le strade della tua città: scoprirai che le edicole hanno meno giornali in vetrina e sono piene di gadget: quegli stessi gadget che i giornali hanno provato a vendere in edicola dieci anni fa per far quadrare i bilanci.
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Noam Chomsky, università e linguaggio nell’era dei blog e del web

Noam Chomsky e linguaggio sono un’equivalenza de factoAvram Noam Chomsky, è leggenda vivente delle scienze umanistiche e sebbene negli ultimi anni abbia parlato più di politica che di scienza, resta la stella polare della linguistica teorica, principalmente per il suo lavoro pluridecennale sulla grammatica generativo-trasformazionale.

Qualche tempo fa sono entrato in uno dei 32 palazzi che compongono il Massachussetts Insitute of Technology (Mit), una di quelle università americane tanto ricche e all’avanguardia da trascinare ogni anno a Boston più di diecimila delle migliori menti del pianeta, alla ricerca di uno stipendio a sei cifre o di un premio Nobel. Con borsa, caffè e telecamera in mano avevo attraversato corridoi che brulicavano di americani, cinesi, europei e indiani chini sul loro computer portatili, una galleria d’arte moderna, un mercato dove gli studenti potevano comprare frutta e verdura biologica prodotta dai contadini della zona. Ma nove piani più sù mi attendeva il dipartimento di filosofia del Mit, dove Noam Chomsky mi stava aspettando per concedermi quell’intervista che rincorrevo da mesi.

Abbiamo parlato di politica, Internet e informazione. Ecco uno stralcio della nostra conversazione.
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Blogger, giornalista: che importa? Dimentica il tesserino e comincia a scrivere! Diventare giornalista, parte seconda

Un blogger è un giornalista? Rispondere a questa domanda significa capire come sta cambiando il modo dell’informazione e, di conseguenza, come dovrebbe comportarsi un giovane che intende intraprendere questo mestiere. Se non hai voglia di leggere questo articolo fino in fondo, eccoti la risposta breve. Dimentica il tesserino e non preoccuparti dell’Ordine. Apri invece un blog e riempilo di giornalismo vero. Scrivi bene, rispetta l’etica e non copiare contenuti che trovi altrove. L’essenza del giornalismo è questa. E vale comunque: sia che tu sia un blogger o un redattore del Corriere della Sera. Detto ciò, eccoti la risposta completa, che è il secondo una serie di articoli dedicati al nuovo giornalismo.
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Offresi Jack Russell Terrier: 14 mesi, transessuale
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Cinese ucciso a coltellate: è giallo
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Selezione personale: come scegliere fra 184 curriculum in 3 giorni

Selezione personale? Non è né difficile né costoso, com un po’ di creatività. E può essere più divertente di quanto credi.
Alla Loft ci siamo trovati tempo fa a dover assumere un web editor urgentemente. Erano mesi, per la cronaca, che ero tempestato da telefonate da specialisti come Michael Page che mi proponevano il loro (costosissimi) servizi. Ho pubblicato Lavori Creativi un annuncio e in 4 giorni ho ricevuto 184 curriculum! A quel tempo alla Loft eravamo in cinque, quindi ho pensato: come diavolo facciamo a trovare il nostro uomo (o donna, naturalmente) fra tutta questa gente? Poi mi è venuta un’idea, che voglio condividere.
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Le vittime di omicidi parlano raramente con la polizia.
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Idee creative. La teoria empirica delle 150 idee contemporanee

Idee creative ne ho almeno un paio a settimana e da qualche tempo a questa parte trascorro molto tempo discutendo con persone che vogliono avviare una nuova impresa. Molti di loro basano il loro progetto su idee creative e originali e si interrogano su come trasformarla in realtà.
La prima cosa che dico loro è che nello stesso istante in cui hanno concepito l’idea in questione, non importa quanto geniale e originale sia, ci sono almeno altre 149 persone nel mondo che hanno avuto la stessa idea, nello stesso istante. E che anche quelle 149 persone stanno, proprio in quel momento, parlando delle loro idee creative con qualcuno come me per cercare di realizzarle.
In generale la reazione del mio interlocutore non è particolarmente positiva.
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Il nuovo giornalismo cerca un futuro. Quello vecchio aumenta i prezzi

Nuovo giornalismo: ne parlo spesso da qualche tempo a questa parte. Probabilmente perché credo che il mestiere del giornalista sia sul crinale di un cambiamento epocale che, come tutti i grandi cambiamenti, prenderà qualcuno insoddisfatto, ma aprirà opportunità per molti altri.
Ma quello che io chiamo nuovo giornalismo (ma che a tanti altri nomi: data journalism, data visualization, blogging, freelancers, crowd journalism e tanti altri) si trova a dover combattere una battaglia paradossale. Il vecchio giornalismo: quello degli ordini professionali, del posto assicurato in redazione, degli scioperi sindacali per mantenere privilegi che appartengono ormai a un mondo passato, delle 14 mensilità e del tesserino che qualcuno ancora considera importante fa quadrato e, al di là delle dichiarazioni ufficiali che trasmettono innovazione e uno sguardo illuminato verso il futuro, sta in realtà dispiegando tutte le proprie forze per frenare il cambiamento.
Ieri ho ricevuto la newsletter dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Tre le notizie: un incontro per la presentazione dei corsi di formazione che si terrà a Cremona il 13 febbraio. E poi queste due: tutti i giornalisti iscritti all’albo dovranno avere la posta elettronica certificata e… la quota per i nuovi iscritti passa da 100 a € 110 euro (scarica il nuovo tariffario). Dieci euro in più per ogni nuovo iscritto, che significa tante cose, ma soprattutto la conservazione dei privilegi acquisiti da chi il tanto ambito tesserino ce l’ha già.

La PEC non aiuta il nuovo giornalismo. Lo ostacola

Nuovo giornalismo e PECLa PEC obbligatoria? È stupefacente come l’Italia sia l’unico paese del mondo (a quanto mi risulta) che si ostina a ostacolare lo sviluppo del nuovo giornalismo mettendo in continuazione nuovi paletti che, di fatto, lo ostacolano. La posta certificata (per la quale l’Italia ha combattuto e tuttora combatte una battaglia in seno all’Unione Europea) è il tentativo di portare la burocrazia in un ambito, quello delle comunicazioni digitali, dove la burocrazia è di fatto una contraddizione in termini. Una chiacchierata con un medico, un commercialista o un avvocato e chiedetevi quant’è facile usare la PEC…

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