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10/22/2011
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05/17/2011
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05/16/2011
Ci sono aziende, come la Apple, che annunciano ogni propria novità come una rivoluzione. Altre, come Google e Facebook, che le introducono in sordina, quasi sottovoce, modificando, un pezzettino alla volta, il modo in cui lavoriamo e comunichiamo. Da qualche tempo a questa parte Facebook sta promuovendo su pagine e profili una funzione vecchia come il mondo: i feed RSS: se su Facebook c’è una pagina (o una persona) che…
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Nel corso di una conferenza stampa trasmessa questa mattina in webcast su Windows Live, è stato lo stesso Steve Ballmer ad annunciare di aver acquistato il paese europeo per 0,7 miliardi di dollari, che in base agli accordi fra le parti verranno liquidati dalla società americana in titoli azionari nel corso dei prossimi 24 mesi. Ballmer ha anche sottolineato che ad ogni abitante della Repubblica verra offerto un cospicuo pacchetto di benefit, che comprende stock options della società di Redmond e un telefono cellulare dotato di connessione Voip.
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Lo studio di Orhan Pamuk, uno dei più importanti romanzieri contemporanei, è la materializzazione del sogno di ogni aspirante scrittore. Quattro grandi pareti. Tre tappezzate di libri. La quarta, interamente di vetro, affacciata sul Bosforo. E oltre il vetro un’imponente moschea, gabbiani sospesi nel vento e grandi navi che fanno la spola, lentissime, fra Oriente e Occidente. Ci si è trasferito quest’anno, lasciando la vecchia casa di famiglia poco dopo aver concluso il suo ultimo romanzo, Il Museo dell’Innocenza, che come molte delle sue opere (fra cui anche Il Mio Nome è Rosso, che gli è valso il Premio Nobel per la Letteratura nel 2006) racconta di differenze che si attraggono. Romanzi malinconici e bellissimi, ambientati tutti, senza eccezioni, in Turchia.
Da quando nel 2005 è stato messo sotto processo e minacciato di morte a causa delle sue dichiarazioni sullo sterminio degli armeni, Pamuk vive fra New York, dove è Visiting Professor alla Columbia University, e la sua Istanbul, dove l’ho incontrato.
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È possibile che un individuo con 50 mila seguaci su Twitter sia in realtà un asociale? Assolutamente sì. Una risposta che l’anno scorso ha condotto Nicholas Christakis, medico, ricercatore sociale e docente all’università di Harvard, alla ribalta delle cronache. Perché a suo parere i social network di Internet non hanno quasi niente a che fare con le relazioni sociali, quelle vere, intime e durature. Per Christakis, Facebook assomiglia molto alle telenovelas di una volta: con la differenza che le storie in cui possiamo immedesimarci non sono più interpretate da attori sconosciuti, ma da persone che conosciamo davvero, nella vita reale.
Nota: questa è la versione integrale dell’intervista apparsa su Focus nei mesi scorsi.
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Jared Diamond, autore di molti libri fra cui il best seller Collasso, insegna alla University of California ed è un professore di geografia. Un mestiere senza dubbio non di moda, in un’epoca in cui molti di noi sono convinti di conoscere ormai a sufficienza il pianeta che ci ospita. Ma questa convinzione sparisce in pochi minuti conversando con questo signore di 72 anni, che studia da anni i motivi del collasso delle civiltà del passato per trovare un modo per evitare il nostro. Un collasso che, a suo dire, è una possibilità molto, molto concreta.
L’ho incontrato nella sua casa di Hollywood. Vive fra le star del cinema e ha risolto i propri problemi economici pubblicando una serie di libri di successo mescolando con intelligenza e creatività discipline scientifiche diverse per spiegare il mondo in cui viviamo. Ma preferisce uno stile di vita sobrio. Guida un’auto ibrida e si esprime come un accademico d’altri tempi. Sta imparando l’italiano, la sua sesta lingua. E parlando in italiano ha accettato di dedicarmi un’ora del suo tempo, per aiutarmi a capire quanto è grave lo stato di salute della nostra civilizzazione e cosa posso (e possiamo) fare per migliorarlo.
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Come si fa a tagliare le spese dello stato del 20% e al tempo stesso migliorare i servizi pubblici? In Gran Bretagna, dove il premier conservatore David Cameron ha appena annunciato un piano traumatico per rilanciare l’economia ed evitare un collasso finanziario simile a quello che sta avvenendo in Grecia, non si parla d’altro. I suoi critici lo accusano di allarmismo, incoscienza e utopismo. Ma lui e i suoi sostenitori…
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Perché facciamo tanta fatica a lasciarci alle spalle l’economia del petrolio?
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Non riesco a dire nient’altro
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Un gioco per capire il valore della creatività condivisa
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Ho risolto il problema inventandomi il Recruiting Barcamp. Ecco com’è andata
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